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Antonio Fazio

Antonio Fazio

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Le cuffie audio, a simboleggiare l’ascolto attivo delle esigenze del cliente. La funzione di escludere il rumore mi permette di isolarmi, di concentrarmi su quanto il cliente sta portando, cercando in tutti i modi di neutralizzare il giudizio.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

Ero stanco e infelice per la vita che stavo conducendo. Sentivo strette la realtà milanese e l’ambito finanziario in cui lavoravo; così decisi di entrare nella stanza del grande capo e dirgli: “Mi dispiace, ma non intendo proseguire con il mio periodo di prova, ho deciso di trasferirmi a Barcellona”. L’esperienza spagnola mi ha spalancato un nuovo cammino, che in quel momento ovviamente non vedevo ma che — dopo studi, conoscenze, esperienze, incontri e tanto altro ancora — mi avrebbe condotto dove mi trovo ora.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Coraggio: la madre di Forrest Gump diceva che la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita. Ma se quella scatola non la apro, se il cioccolatino non lo scarto, non potrò mai sapere quanto dolce sia il suo sapore.
  • Passione: cerco quello che mi fa stare bene, ne sento l’effetto benefico dentro di me e continuo ad amarlo giorno dopo giorno.
  • Umiltà: so di non sapere e la mia “docta ignorantia” può essere colmata soltanto ascoltando, che a parlare sia un bimbo o un anziano, un riconosciuto professionista o quanti si trovano ai margini della società.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Il suo essere poliedrico. Adoro il fatto che mi porta a poter assumere ruoli differenti, a conoscere diversi contesti lavorativi e a confrontarmi con tante persone, sempre nuove. Tutto questo mi arricchisce ogni giorno di più.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Avevo lavorato per alcuni mesi su quel progetto, ma un giorno, partecipando a quella riunione, notai che un mio collega parlava del tema senza avermi coinvolto. Sentii una fitta nello stomaco e un paio di pugnalate dietro la schiena. La notte non chiusi occhio, mi sentivo tradito, non considerato, escluso. Non sapevo cosa fare, ma dentro continuavo a sentirmi tremendamente triste. Mi fermai a riflettere e mi chiesi: “Quale potrebbe essere l’effetto del non parlare con il tuo collega?”. Immaginai la scena del mio personale Sliding Doors in cui, a distanza di qualche anno, non lavoravo più per quella società e i rapporti con i miei colleghi si erano inesorabilmente incrinati. Ma io amavo lavorare lì, adoravo i miei colleghi e non volevo che questo accadesse. Riavvolsi la pellicola, tornai indietro e mi dissi: “Antonio, questo è il momento da cui tutto nasce, se non lo affronti ti ritroverai in quella situazione, ma non è quello che vuoi!”. E così decisi di parlare con il mio collega e fu un momento meraviglioso di confronto dal quale ho imparato tantissimo. Un passo che ritengo fondamentale nel mio percorso di crescita come adulto e professionista.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Lui è peggio di me, commedia italiana anni Ottanta, mi ricorda di continuo che, davvero, non so se Andrea sia peggio di me o il contrario. Andrea è un mio grande amico, combina pasticci, perde cose, ne fa sempre una più di Bertoldo o forse di Antonio, o probabilmente è Antonio a combinarne sempre una più di lui… chissà! Durante il nostro primo viaggio ci siamo inventati una nuova parola la “bilongata”, termine di derivazione inglese (da “belongings”), a significare una dimenticanza, la perdita di un effetto personale importante che, inevitabilmente, genera una serie di vicissitudini che ti possono portare ovunque. Adoro il momento in cui Andrea mi chiama al telefono e mi dice: “Ehi, sono sotto attacco! Bilongata in corso!”. È il preludio di nuove, intricate, avventure.