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Caterina Palmiotto

 

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Caterina Palmiotto

Ha iniziato nel mondo dello sviluppo software lavorando come sviluppatrice e fin da subito si è appassionata all’agilità. Spinta da questo interesse ha ricoperto il ruolo di Scrum Master e dopo un po’ di tempo si è resa conto che serviva un punto di vista più ampio per riuscire a supportare i team in modo efficace. Per questo si è interessata al coaching ed è iniziato così il suo percorso da Agile Coach in continua evoluzione.

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Una bottiglietta d’acqua. Non posso uscire di casa senza. Se so di avere l’acqua con me, posso accompagnare chi ho di fronte in qualsiasi “viaggio”, altrimenti sarebbe l’unico caso in cui non riuscirei ad ascoltare pienamente la persona di fronte a me.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

A un certo punto della mia vita ho deciso di lasciare un buon lavoro come dipendente, con tutte le sicurezze che comporta, senza un reale piano alternativo in testa. È stata forse la prima grande pazzia della mia vita e spero non l’ultima, visto il risultato. Ho preso questa decisione semplicemente perché sentivo che quello non era il modo in cui volevo lavorare e vivere, e non ultimo per poter fare il viaggio che da tempo desideravo intraprendere e che risultava del tutto incompatibile con il lavoro del momento. Mentre alcune persone intorno a me pensavano che fossi pazza, sono andata avanti lo stesso. Dopo due mesi di lavoro alla pari alle Canarie, sono tornata per rimettere insieme i pezzi e scoprire la libertà del libero professionista. Era quello che cercavo, la possibilità di poter scegliere come lavorare, su cosa lavorare e perché. È stato e continua a essere sicuramente un percorso impegnativo, ma ne vale ogni giorno la pena. Mi ha dimostrato come non dobbiamo mai smettere di chiederci cosa è veramente importante per noi e se quello che stiamo facendo ci porta in quella direzione.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Apertura mentale: ognuno di noi è diverso e ha necessità diverse. Ogni persona deve trovare il proprio modo di raggiungere la soddisfazione e quasi mai è quello che avremmo immaginato, per cui non ha senso giudicare quello che ancora non riusciamo a comprendere.
  • Niente è impossibile: non dire mai a una persona che quello che desidera è impossibile, perché vuol dire soltanto che noi non abbiamo ancora trovato un modo per raggiungerlo, mentre lei si.
  • Ascoltare: è fondamentale smettere di provare a interpretare gli altri attraverso la nostra visione, mentre dobbiamo provare semplicemente ad ascoltarli. A volte smettere di parlare e ascoltare soltanto è più utile di mille parole.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Se fai le domande giuste, le persone di fronte a te si illuminano, come se per la prima volta avessero davanti ai loro occhi una visione chiara. E la parte più bella è che spesso le loro risposte e le loro soluzioni sono ben diverse da quelle che mi ero immaginata. Le risorse che le persone trovano dentro e intorno a loro sono sempre di grande ispirazione.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Una volta, quando ancora lavoravo come programmatrice, stavamo facendo un normalissimo planning. Il Product Owner non c’era perché era dovuto andare all’estero da un cliente per l’installazione del prodotto. Ci aveva già segnalato vari bug urgenti che andavano risolti immediatamente. Siccome avevamo corretto tutti i bug segnalati, avevamo iniziato il planning previsto per quella giornata. Quando al PO, che via Whatsapp ci chiedeva a che punto fossimo, è stato risposto che stavamo facendo il planning, è iniziata una escalation di botta e risposta, sempre via WhatsApp. Dopo pochi minuti, c’era un PO molto arrabbiato, che non capiva neanche lontanamente perché stessimo facendo il planning invece di risolvere i bug. Solo a quel punto suggerii che, invece di rispondere via Whatsapp, era meglio chiamarlo direttamente  per capire quale fosse la sua preoccupazione e spiegargli che, per quanto ne sapevamo noi, tutti i bug erano già stati risolti. Ovviamente si trattava solo di un malinteso e da qualche parte il flusso comunicativo non aveva funzionato, così che il PO era convinto di una cosa mentre noi eravamo convinti di un’altra. Due minuti al telefono e tutto si era risolto. Per quanto si tratti di un episodio banale, mi ricorda sempre quanto serva prestare attenzione alla corretta modalità di comunicazione e quanto sia importante preferire la famosa “face to face conversation” quando possibile.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Il mio più grande hobby è stato sicuramente quello di giocare a rugby. Credo mi abbia insegnato più cose sulla vita di qualunque altra esperienza e, quando mi trovo di fronte a qualcosa che mi spaventa, penso sempre che in fondo non è niente rispetto a quello che ho affrontato con la mia squadra in qualche partita. Da quando non gioco più, ho sostituito quello sport con il trekking: da sola, o ancora meglio in compagnia, mi piace camminare dovunque, basta che sia in mezzo al verde. Scoprire qualche panorama inatteso, dove meno te lo aspetti, ripaga di qualsiasi fatica e ti ricarica l’anima.