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Giovanni Puliti

 

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Giovanni Puliti

Lavoro come consulente nel settore dell’IT da oltre 20 anni. Nel 1996, insieme ad altri collaboratori ho creato MokaByte (www.mokabyte.it), la prima rivista italiana web dedicata a Java. Da allora ho svolto attività di formazione e consulenza, in passato sulle tematiche legate alle tecnologie Java EE, mentre negli ultimi anni mi sono spostato su tematiche Lean/Agile. Da diversi anni supporto aziende e organizzazioni
nell’adozione delle metodologie agili e le aiuto nella Trasformazione Agile. Svolgo il mio lavoro come Agile Coach e come Enterprise Agile Coach. Sono uno dei fondatori di Agile Reloaded. Sono autore di numerosi articoli pubblicati sia su MokaByte che su riviste del settore e ho partecipato a diversi progetti editoriali. Partecipo regolarmente a conferenze in qualità di speaker. .

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Un iPad di ultima generazione con una penna digitale. Nonostante sia un pessimo disegnatore, mi sono appassionato a fare disegni e sketch-notes. Con il lavoro da remoto lo sto usando molto anche per fare formazione e consulenza.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

A metà anni Novanta, cominciai la mia prima iniziativa imprenditoriale creando un web magazine, MokaByte. Scrivevo articoli, pubblicavo quelli di altri autori e contemporaneamente svolgevo consulenza informatica con i clienti. Combinare studio, scrittura ed esperienza diretta mi ha aiutato a sviluppare un approccio molto concreto: teoria e pratica, servono entrambe. Ho continuato per molti anni a fare il consulente e il produttore di contenuti. Oggi, dopo tutto questo tempo, devo dire che non vedo troppa differenza fra le due cose. Quando mi sono avvicinato alle metodologie agili, ho scoperto che l’approccio di fondo della filosofia agile è molto simile a quanto negli anni avevo sviluppato nel mio lavoro editoriale-consulenziale. Oggi, come agile coach, reputo quell’esperienza come la più importante della mia formazione personale e professionale.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Identificare i problemi del cliente: capire quali sono le sue difficoltà e cercare le soluzioni.
  • Trovare sempre qualcosa di nuovo, di strano, di naif da aggiungere al mio bagaglio culturale e al mio set di strumenti. Qualcosa che sia distante da quello che faccio tutti i giorni: può essere la fotografia, allevare api, uno sport estremo o fare l’aiuto meccanico in officina.
  • Trovare un bilanciamento tra mettersi in discussione e non lasciarsi sopraffare dall’autocritica (il più difficile). Neutralizzare il “Mister No” interiore, valorizzando al tempo stesso l’approccio critico al lavoro. Sarà che Mister No era il mio eroe preferito da ragazzo, ma devo ammettere che spesso vince lui.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Mi piace cambiare spesso. Cambiare contesto di lavoro: ho visitato posti stranissimi, da un laboratorio per la sterilizzazione di strumenti chirurgici, alle turbine di una centrale idroelettrica celate dentro una montagna. Cambiare tipo di attività: in AR alterno i momenti di consulenza alla preparazione di contenuti, la progettazione di eventi alla creazione di nuovi prodotti. Penso che questa variazione mi permetta di trovare sempre stimoli nuovi e portare nuove energie al cliente per il quale lavoro.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Quando apparvero i primi siti web fatti in HTML 1.0 — tecnologicamente preistoria — decisi che quel mondo mi interessava davvero, ma che avrei voluto essere prima di tutto un creatore di contenuti, più che un semplice lettore. Avevo impiegato molti anni a laurearmi in informatica (più del dovuto). Appena laureato tutto iniziò a muoversi velocemente: in pochi mesi, creai una rivista web sul linguaggio Java, fra le più lette in Italia; mi ritrovai a parlare a conferenze; passai alcuni mesi in California a lavorare come giornalista. Diventai consulente: c’erano persone che pagavano per avere il mio parere… Ancora oggi non mi spiego come tutto ciò sia stato possibile: un mix di coincidenze, sliding doors, intuito e tanto, tantissimo, lavoro. L’unica lezione che traggo da questa storia è che ciò è stato possibile solo grazie alla mia decisione di non essere un semplice fruitore di internet, ma di voler contribuire a crearlo. Oggi non so se io sia riuscito a creare qualcosa di particolarmente importante; a dire il vero non so se mi interessa realmente. So di essermi divertito tantissimo e questo conta molto.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Anche se da piccolo la odiavo, da grande sono andato a vivere in campagna e non potrei più vivere in un contesto metropolitano. Oggi, nel mio tempo libero, mi dedico all’apicoltura, alla coltivazione di olivi e alla vita all’aria aperta.