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Marco Calzolari

 

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Marco Calzolari

Di formazione umanistica e filosofo, lavora e si diverte con il digitale dal 1999. Nel corso degli anni, ha rivestito ruoli di web designer, motion designer, software developer e project manager. Ha contribuito a diffondere in Italia la cultura dell’Information Architecture e della User Experience. Dopo un’esperienza di General Management e in alcune startup come investitore e advisor, ora è CEO e co-fondatore di Agile Reloaded e di Nobilita. Svolge attività di consulenza e coaching in organizzazioni che hanno bisogno di migliorare qualità, performance e sostenibilità del ritmo lavorativo, con un’attenzione specifica alla valorizzazione delle persone e delle performance.

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Non deve mai mancare uno snack sano: quando possibile, una mela e una banana.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

Per alcuni anni ho avuto le responsabilità di general management in un’azienda di comunicazione e marketing di prodotto, che svolgeva anche attività di incubatore di startup. Questa esperienza mi ha consentito di occuparmi un po’ di tutto: assunzioni, apertura, gestione e chiusura di startup in USA, HR e tematiche “people”, cultura aziendale. In breve, gestione aziendale sotto i diversi aspetti, da quelli amministrativi a quelli finanziari per gli investimenti a quelli strategici e di visione. Con errori e successi, è stata un’attività che mi ha permesso di prendere consapevolezza della complessità e delle ramificazioni di un’azienda, che è fatta di persone. Ed è stato anche un bel banco di prova per verificare l’applicabilità e l’efficacia delle pratiche agili.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Il cambiamento è continuo: le persone si oppongono ai cambiamenti che non comprendono e di cui hanno  more. Altrimenti lo accettano e lo vivono come situazione normale.
  • Un secondo valore molto potente è l’interesse la curiosità? — di comprendere come migliorare le cose facendole in modo diverso da come sono sempre state fatte.
  • Tolleranza, ma non intesa come sopportazione: bensì essere capaci di aprirsi alle opinioni contrarie e al dissenso. È uno stato d’animo che ti consente di ascoltare e capire l’errore, l’incertezza. Invece di irrigidirsi in una posizione preesistente, applicare la tolleranza come accettazione del fatto che occorre tempo per vedere le cose evolvere.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Il flow del gruppo di lavoro: quando le persone nel team cominciano a macinare in modo fluido, con energia, partecipazione, passione e dando un contributo creativo. Si è messo in moto un meccanismo che si alimenta dalle persone, ma che non dipende solo da loro.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Una volta ho lavorato con un team che adottava una tecnologia “dissidente” rispetto al resto dell’azienda. Per essere in grado di capire appieno la scelta tecnologica del team, ho iniziato a studiare quel particolare linguaggio di programmazione che avevano scelto. Questo impegno extra lavoro fu apprezzato molto dal team, e consentì a me di rendermi conto meglio sia delle loro esigenze che delle resistenze del resto dell’azienda. Come Agile Coach è fondamentale essere al servizio del team, che però non significa assecondare passivamente…

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Suono la chitarra e mi piace partecipare a jam session con musicisti di qualsiasi livello: esperti ma soprattutto novizi, come lo sono stato anch’io prima di loro. Anche qui, l’esperienza migliore è il flow e l’energia che si sprigiona nel gruppo.