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Marco Massarotto

 

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Marco Massarotto

Agile Coach, ingegnere Ph.D. dall’approccio umanista. Appassionato dello sviluppo organizzativo e personale: si prende cura del lavoro e delle persone. Implicato nel buon funzionamento ed il miglioramento continuo di organizzazioni, team e progetti/servizi, unendo competenze tecniche e valori umani. Complemento il lavoro con lo studio, la riflessione personale e la condivisione.
« Il buon kaizen comincia da se stessi! »

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Delle “scarpe da ballo”. In realtà non le ho e menchemeno le porto nello zaino… Ma rappresentano metaforicamente un concetto che per me è essenziale: “danzare con il momento”. Nel coaching, spesso l’agenda di lavoro non è quella che si era pianificata o prevista. Durante una sessione di lavoro, talvolta, i temi emergono in modo imprevedibile. É importante identificarli, rendersene conto, sospendere il giudizio, saper valutare la loro rilevanza e riadattarsi momento per momento… Esprimendo sempre il meglio possibile. Come in una danza, appunto.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

Dopo essermi laureato, armatomi di coraggio decisi di andare a vivere in Spagna. Un gran salto, di cui in effetti non ero consapevole! In quel momento, la mia vita ruotava attorno a Brescia, alla mia famiglia, agli amici della Parrocchia, e alla piccola rock-band dove cantavo. A me piaceva! Ma, avevo un grande sogno, e… Cosa non si fa sulle ali dell’amore? Ebbene, io partii. Da quel momento si aprí per me un mondo sconfinato di esperienze, difficoltà, opportunità, consapevolezza, complessità, crescita personale, rinuncia e molto altro ancora. Di punto in bianco, mi ritrovai senza i punti di riferimento a cui ero abituato. Tutto mi appariva così simile, eppure così diverso. Molte cose mi sorprendevano ed entusiasmavano; altre mi lasciavano perplesso e non riuscivo proprio a farmene una ragione. In questo gran viaggio, ho sperimentato che nulla é davvero tuo finché non lo fai tuo. Ad esempio, ho riscoperto la bellezza della mia provincia che pensavo “normale”. Ho capito il senso della frase “lo fecero, perché non sapevano che era impossibile”, scoprendomi capace di fare cose che mai avrei immaginato. Ho appreso che né la mente né il cuore hanno l’ultima parola, poiché ogni persona li contiene ed allo stesso tempo li trascende. Insomma… Un gran cambio, che mi ha cambiato.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Svelare la verità. Spesso vogliamo cambiare le cose prima di capire come sono. Imporre la nostra volontà a priori, crea una gran tensione e scarsi risultati. La realtà non va combattuta, ma scoperta ed accettata. Prima bisogna far emergere la verità, il che è sano e liberatore. Poi si può intraprendere una trasformazione.
  • Organizzazione. Farsi trovare impreparati di fronte al ripetersi della medesima situazione é assurdo e dispendioso. Questo non è il terreno dell’improvvisazione! Tutto ciò va organizzato saggiamente: così si libera una preziosa energia per affrontare il nuovo, l’imprevisto…Con passione e creatività.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Amo l’opportunità di poter contribuire positivamente alle dinamiche delle organizzazioni e dei team con cui mi trovo ad interagire. E, quindi, alla vita delle persone che ne fanno parte. Ed agli obiettivi su cui lavorano insieme. Mi piace creare team! Ho avuto la fortuna di sperimentare come un buon team moltiplica le risorse e la soddisfazione, invece di semplicemente raggrupparle o addirittura distruggerle. Mi entusiasma ricreare un’esperienza simile per gli altri. Mi piace comunicare. Dietro una “montagna di lavoro” c’è sempre una storia da scoprire… Nel raccontarla, le persone coinvolte ne vedono il senso, ci si ritrovano, e ne prendono parte con più motivazione ed efficacia. Organizzare è sempre una soddisfazione! È incredibile constatare come trasparenza ed organizzazione abilitino il miglioramento. E rendano il lavoro più abbordabile e piacevole.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Tempo fa ho ricoperto il ruolo di COO e Improvement Champion in un’impresa tecnologica di circa 80 persone, con la missione di garantire il funzionamento ordinario ed evolvere verso l’agilità. Le dimensioni ridotte e la qualità/capacità delle persone ci hanno permesso di evolvere moltissimo…

  • Avevamo team altamente multidisciplinari, con specialisti software a lato dei colleghi del call-center, i disegnatori, i creatori di contenuto ed sistemisti.
  • Ogni team era una micro-impresa. Curava una linea di prodotto, sia il running che l’evoluzione. Prendeva decisioni in autonomia, guidata da un Owner e supportata da un Coach.
  • Gestivamo il portafoglio progetti attraverso una board di 3 metri, in corridoio. La strategia era visibile, aggiornata; tutti conoscevano le priorità e si organizzavano di conseguenza.

Ho sperimentato in prima persona che Agile funziona. Molte persone recuperarono la fiducia e un po’ di entusiasmo nel lavoro. L’impresa divenne più facile da gestire, perché il funzionamento era chiaro, coerente ed esplicito.
Ma questa non è una storia a lieto fine… Gli stessi dirigenti che vollero l’agilità, poi non la vollero più. Pensavano che il cambio culturale fosse solo per i team, e quando iniziò a toccarli reagirono bruscamente.
Vorrei quindi dire ai miei colleghi che il nostro contributo è essenziale ma non tutto dipende da noi. Conviene essere ugualmente determinati ed umili, pienamente coinvolti e un po’ distaccati, convinti del meglio e preparati al peggio, ecc. Come farlo senza impazzire? Io trovo utile coltivare un crescita personale, per equipaggiarmi di fronte a un lavoro bello ma non facile.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Ho vissuto 6 mesi in Tailandia! Un’esperienza bellissima che mi è rimasta nel cuore. Ho trascorso il primo mese collaborando come volontario di Open-mind Projects, in una sconosciuta e gradevole cittadina sulla riva del fiume Mekong. Mi sono familiarizzato con la cultura locale, interagendo con persone del posto ed insegnando inglese ai bimbi di una scuola locale. Ricordo, tra l’altro, la Papaya Salad “non piccante” (= 3 peperoncini! O_o). Poi, sono partito zaino in spalla alla scoperta del paese! Templi buddisti, rigogliose foreste, incantevoli isolette, città trafficate, piogge tropicali… Ad ogni tappa, l’emozione della scoperta e l’incontro con nuovi compagni di viaggio. Piatti deliziosi, e tanti Thai Massage di un’ora per 5 € o poco più. Incuriosito dalla meditazione, ho infine studiato e praticato Yoga per 3 mesi in una scuola specializzata. Che bellezza svegliarsi in un semplice bungalow sulla spiaggia, andare a lezione con gente di tutto il mondo, parlare della vita con una sconosciuta o girovagare in moto fino alla prossima spiaggetta chiedendomi: come sarà da li il tramonto? Ho dissipato tante paure… Ho scoperto che so parlare inglese, e che mi posso gestire con poco. Mi sono conosciuto meglio. Ho imparato a riadattarmi. Mi sono sentito davvero felice!