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Pino Decandia

 

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Pino Decandia

Da sempre appassionato di software, sono il tipico luogo comune del nerd anni 80. Ne ho fatto una professione che mi ha sempre entusiasmato.
Presto imparo che, ancora di più, mi piaceva ragionare in termini di processi di produzione del software e delle relazioni che lo circondano. Il passo successivo, che sto ancora compiendo, è trasformare l’interesse in una professione, quella dell’Agile Coach.
Step intrapresi attraverso moltissime esperienze, tecniche, imprenditoriali e consulenziali che mi consentono di avere una cassetta degli attrezzi e di esperienza piuttosto ampia e flessibile.

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Una penna Pilot a scatto, a sfera, con punta media e inchiostro nero; e una Moleskine, o simile. Devono sempre esserci; posso usarli o meno, ma devo vederli. Li tiro sempre fuori, mi piace siano in vista.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

Ciò che mi ha consentito, e mi consente tuttora, di ridimensionare le difficoltà quotidiane e di essere più leggero nell’affrontarle è stata la chiusura traumatica di una precedente esperienza imprenditoriale durata cinque anni. Il conseguente passaggio da una fase prospera a una di difficoltà, con le inevitabili ripercussioni sul piano personale e professionale, mi ha trasformato in termini di pragmaticità da un lato e di disincanto dall’altro.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Le persone possono cambiare: non si oppongono al cambiamento ma offrono una loro visione. Da rispettare.
  • Le necessità sono alla base dei comportamenti: se voglio fornire aiuto devo consentire di esprimerle chiaramente. E devo essere il primo a dichiarare le mie necessità.
  • Le battaglie ideologiche non hanno senso: conta di più capire il problema e cosa si può fare per risolverlo.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Adoro lo sguardo con cui il cliente ti mostra che ha visto un’opzione a cui non aveva pensato. Sono momenti che ripagano di tutta la fatica.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Per svariati mesi sono stato in disaccordo con la politica aziendale, ma non l’ho dichiarato esplicitamente, sabotandomi di fatto con una conflittualità innescata… da me stesso. Si è trattato di un periodo di inutile disagio per tutti. Di solito si raccontano “storie di successo”, ma credo invece che questo episodio possa essere di aiuto perché insegna che il malessere o le necessità vadano sempre esplicitate, proprio per mettere gli altri nelle condizioni di dare una mano. Costruire un’organizzazione sana passa anche dall’imparare a gestire il dissenso nella maniera più aperta e costruttiva possibile.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Amo le storie e chi le sa raccontare. Di conseguenza mi appassionano i libri al punto tale che, per leggere I Pilastri Della Terra di Ken Follett, ho saltato un’esame all’università: Geometria I. L’ho pagata, ovviamente. Il punto è che, di fronte a un grande racconto — come penso sia quel libro — rischio letteralmente di astrarmi dal resto.