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Stefano Marello

Stefano Marello

Prima di partire per un viaggio cos’è che non deve mai mancare nel tuo zaino?

Portachiavi della Guinness con apribottiglie, non si sa mai quando è il momento di bersi una buona birra.

Racconta l’esperienza che hai vissuto — non necessariamente in ambito professionale — che ti ha trasformato maggiormente e perché.

Nel 2015, a 26 anni, pesavo 115Kg, ero leggermente miope e vivevo con i miei genitori. Non saprei identificare un evento particolare, qualcosa è scattato in me e da un giorno all’altro ho iniziato semplicemente a fare un po’ più di attenzione alla mia alimentazione. I primi chili persi hanno acceso una miccia, hanno innescato un feedback loop positivo e ho iniziato a fare dieta, sport, mi sono fatto operare agli occhi e ho trovato un’appartamento per vivere da solo. In un anno ho avuto un’iniezione di autostima, maturità e sicurezza probabilmente irripetibile; questo mi ha aiutato molto a scacciare un po’ di timidezza, a sentirmi più a mio agio nel rapportarmi con le altre persone, specialmente gli sconosciuti, e mi ha aiutato anche ad empatizzare con gli altri. Il 2016 è stato come nascere una seconda volta, letteralmente.

Elenca tre valori su cui basi il tuo agire e la tua vita.

  • Fiducia: Mi piace fidarmi delle persone, a costo di risultare ingenuo, e penso che la fiducia reciproca sia alla base di qualsiasi rapporto.
  • Rispetto: La mancanza di rispetto è una forma di violenza verso il prossimo. Ogni individuo è unico e va rispettato senza dare giudizi o incasellarlo in categorie predefinite.
  • Gentilezza: La gentilezza fa stare bene te e chi ti sta intorno. Se la mancanza di rispetto è quasi violenza, la mancanza di gentilezza è indifferenza, distacco, mancanza di empatia.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

Mi da moltissima soddisfazione fare un passo indietro e vedere i team che si mettono in gioco e continuano a lavorare in autonomia con la stessa efficacia. Ammetto che anche le chiacchiere di corridoio non mi dispiacciono, mi aiutano spesso a capire il contesto in cui sto lavorando.

Quale episodio legato alla tua professione vorresti che tutti conoscessero. Come mai pensi possa essere d’aiuto ad altri colleghi e perché?

Lavoravo in un piccolo team Scrum, il PO era poco presente e senza esperienza di Agile in generale. Facevo da Scrum Master/Sviluppatore e a metà sprint, pochi giorni prima del backlog refinement, il PO ricevette una richiesta dal top management: nei giorni successivi avrebbe dovuto dedicarsi al 100% alla preparazione di una demo per un altro progetto. Dopo un momento di panico a causa di un backlog scarno per lo sprint successivo, i dev presero l’iniziativa e imbastirono le user story con poche informazioni e un po’ di intuito. Il PO apprezzò molto il lavoro e capì che eravamo un team unito, “committato” e che i dev fecero quello che occorreva per raggiungere l’obiettivo, a prescindere dal proprio ruolo.

Aggiungi un aneddoto personale, di quelli che metteresti in fondo al CV — o all’inizio, dipende dai punti di vista — sotto la voce hobby e interessi.

Suono a livello amatoriale la chitarra e la batteria, ho un gruppo di amici con cui ci divertiamo a fare cover rock, punk ed heavy metal.

Mi piace camminare in città e fare escursioni.

Navigo molto sul web e mi piace divertirmi con un buon videogioco.