PCM Game: e tu, che personalità sei?

PCM Game: e tu, che personalità sei?

La teoria del PCM

Secondo il Process Communication Model, ognuno di noi rappresenta una combinazione unica di sei diversi tipi di personalità. Dovendolo illustrare, ogni persona consisterebbe in un edificio di sei personalità, dislocate ai vari livelli. Più basso è il piano, più un dato tipo di personalità è rappresentativo di quella persona.
[trad. processcommodel.it]

In poche parole, il profilo più sviluppato è quello che determina maggiormente il nostro modo naturale di essere e di relazionarci con gli altri.

Vi presentiamo le sei personalità, in ordine casuale:

  1. Thinker
  2. Persister
  3. Rebel
  4. Harmoniser
  5. Imaginer
  6. Promoter

Ognuna di esse è caratterizzata da punti di forza e di debolezza; e questi ultimi, soprattutto, possono emergere quanto più la persona si trova a vivere una situazione di distress.

Imparare a riconoscere i diversi profili e a saperli utilizzare ci permette di:

  • Sfruttare nel miglior modo possibile qualsiasi situazione ci si presenti davanti;
  • Creare una comunicazione chiara ed efficace con chiunque.

E proprio in questi due punti sta lo scopo del gioco, che approfondiremo più avanti.

 

Dalla “gilda infinita”…

La “gilda infinita” (così è stata scherzosamente rinominata quella che ha ospitato il gruppo di lavoro sul PCM, durata ben 9 mesi) è stata istituita a seguito della proposta dell’agile coach Caterina Palmiotto di approfondire questo modello, da un interesse personale nato dalla lettura del libro “Seeing people through” (che consigliamo!).

Prima di cominciare, i partecipanti della gilda hanno colto l’occasione per eseguire un primo test su loro stessi e scoprire insieme le personalità prevalenti di ognuno: differenti sono state le reazioni, ma tutti alla fine si sono interrogati sul vantaggio da poter trarre dal modello.

In che modo possiamo introdurlo ed utilizzarlo nel lavoro di tutti i giorni?

Così è nata l’idea di creare un gioco basato sulla teoria appena descritta: il PCM game.

Riprendendo quanto sopra, lo scopo del gioco è quello di sensibilizzare le persone circa l’esistenza di queste sei personalità insite in ognuno di noi, di insegnare a riconoscerle – in sé stessi e nell’altro – , al fine di imparare a gestirle e utilizzarle nelle occasioni di distress.
Nelle dinamiche di gruppo, riuscire a controllare le proprie reazioni e saper riconoscere determinate caratteristiche dell’altro è estremamente utile per gestire situazioni di conflitto, rispettare ed accogliere le differenze di ognuno; per costruire dialoghi costruttivi.

 

…al PCM game!

Il PCM game è un gioco di ruolo, al quale può partecipare attivamente un massimo di 12 giocatori: 6 attori e 6 osservatori. Ovviamente, eventuali osservatori passivi, o meglio, curiosi sono i benvenuti.

Per giocare sono necessari pochi strumenti:

  • due mazzi di 6 carte da gioco, ognuna con la descrizione di un profilo in fase di distress;
  • l’introduzione alla teoria del PCM e al gioco – i colleghi della gilda hanno creato un cartellone contenente le informazioni, da appendere al muro e sempre disponibile per essere consultato dai giocatori;
  • la spiegazione della scenetta da simulare – anche in questo caso, si può optare per un cartellone o utilizzare un proiettore se disponibile;
  • dei post-it e dei fogli bianchi, per appuntare riflessioni e risposte;
  • un icebreaker, da fare a inizio gioco, che permetta ai partecipanti di rilassarsi, prendere confidenza e recitare spontaneamente.

Il gioco è stato introdotto al pubblico per la prima volta in occasione della quinta edizione di Play14 Italia. Seppur come un esperimento e nella sua forma più breve (un’ora di tempo!), numerosi sono stati i feedback positivi ricevuti da partecipanti e osservatori in quell’occasione, tanto da spingere la gilda organizzatrice a proporlo in occasione degli Italian Agile Days edizione 2022.Venerdì 14 ottobre, il PCM Game è stato ufficialmente presentato al pubblico durante IAD22, nella sua forma definitiva e della durata di tre ore!

workshop PCM game

 

Let’s play!

Come per ogni attività, tutto inizia con l’introduzione e la presentazione dell’idea originale, delle regole e del materiale.
Ma non direttamente dei profili: prima di presentarli, è consigliato ideare un’attività che permetta a tutti i 12 giocatori di toccarli con mano, inizialmente da soli e senza linee guida.
Ad esempio: facendogli ricostruire i profili attraverso delle vignette disordinate che contengano modi di dire o fare caratteristici di ognuno!

A questo punto, i presentatori del gioco possono svelare le giuste personalità e domandare ai partecipanti chi vuole giocare attivamente e chi no: spilletta arancione agli osservatori; spilletta celeste agli attori – o qualunque altro elemento di riconoscimento.

Eh già, ATTORI!

Quale miglior modo per comprendere un personaggio, un ruolo, un profilo, se non quello di assumerne le parti in prima persona?

Una soluzione semplice, ma alquanto delicata: attenzione a non toccare la psicologia delle persone! Per sottrarsi al rischio, gli organizzatori hanno pensato di presentare tutti i profili con piccoli sketch: estremizzando le caratteristiche, i punti di forza e le debolezze di ognuno e costruendo delle caricature dei vari personaggi. Per poi chiedere agli stessi attori di scegliere i due profili che sentono più “vicini”.

Personalità

Arriva il momento dell’icebreaker: un’attività in questo caso utile sia per far familiarizzare tra di loro i giocatori, sia per intrattenerli, mentre uno degli organizzatori si occupa di creare le sei coppie attore-profilo cercando di evitare doppioni (ecco svelato il motivo dei due mazzi di carte!).

Carte profilo segretamente assegnate, scenetta da recitare presentata: si va in scena!
Un’ulteriore regola: nel corso della recita, sia attori che osservatori dovranno prestare attenzione agli atteggiamenti degli altri ed essere in grado di riconoscerne le varie personalità in questa fase di distress.
Per imparare a gestire una situazione di conflitto, bisogna sapersi muovere nella confusione!

Il gioco prosegue con un momento di condivisione tra attori e osservatori, su ciò che è stato osservato. E si giunge così al momento più delicato: i partecipanti vengono divisi in 3 gruppi da 4 e a ciascun team vengono consegnati casualmente due profili, sui quali dover riflettere per trovare eventuali aiuti (sotto forma di frasi, parole, suggerimenti, consigli) da condividere in situazioni di distress.
E’ il lavoro che richiede più tempo e maggior effort, sia emotivo che psicologico: a partire dal gioco, immaginare situazioni di vita reale, vissute o realizzabili, per trovare soluzioni per poter aiutare l’altro in un momento di difficoltà.

Il gioco termina con tanti dubbi, domande e talvolta con alcuni pensieri, del tipo: “Come mi sarei potuto comportare in quel momento?”, “Ora so cosa fare con il mio team!”, oppure “Ecco perché quel giorno stavo reagendo in quel modo!”.

Non solo un gioco

Il PCM Game è nato come un gioco, per poi risultare in qualcosa di più serio, di alto valore, applicabile alla quotidianità, non solo lavorativa.
Quante volte non siete riusciti a darvi una spiegazione circa un atteggiamento vostro o di un vicino, in un preciso momento di difficoltà? Quante volte notate comportamenti disfunzionali ricorrenti, in voi o negli altri, chiedendovi come disinnescarli? Quante volte, nella confusione di una discussione, un momento di fragilità viene scambiato per nervosismo?

Il gioco non vuole offrire soluzioni universalmente applicabili o una guida psicologica per situazioni come quelle appena viste. Ma mettere in moto e allenare l’empatia; aiutarci a prestare sempre più attenzione all’altro e a noi stessi, quando sentiamo che “qualcosa non va”. Adottare un atteggiamento di ascolto, nei confronti di sé stessi e di chi abbiamo intorno.

Risorse

  • Seeing People Through: Unleash Your Leadership Potential with the Process Communication Model®, by Nate Regier Ph.D.
  • PCM Game pdf, con istruzioni e carte profilo
  • The Process Communication Model, TEDx Talk by Mickaël Dufourneaud
  • Le gilde: spazio di apprendimento e di condivisione delle conoscenze, articolo pubblicato sul nostro blog per approfondire cosa sia e cosa si faccia nel corso di una “gilda”

Per maggiori informazioni sul gioco, sul materiale o per consigli generali, potete contattare direttamente gli organizzatori dell’attività: Caterina Palmiotto, Antonio Fazio, Beatrice Bottini, Giorgia Lattanzio

Leggi altri articoli della stessa categoria: Pratiche e strumenti per team

O esplora altre categorie Organizzazione e strategia Pratiche e strumenti per team Prodotti e progetti agili