PO Camp 2021

PO Camp 2021

PO (Product Ownership) Camp 2021

Il PO Camp è un camp di 3 giornate, organizzato ogni anno dai volontari dell’Italian Agile Movement e indirizzato a Product Owners o professionisti Agile, interessati al perché, al cosa e al come della Product Ownership nei team Agili.
Nel 2021, la nona edizione si è svolta il 3-4-5 Settembre in una location suggestiva e idilliaca del centro Italia – più precisamente Borgo Lanciano (MC) – all’insegna di apprendimento, divertimento e… relax.

Stefano Leli, Agile Coach di Agile Reloaded, nonché uno degli organizzatori dell’evento, spiega le origini dell’idea, il format dell’edizione e ci racconta la sua esperienza come partecipante del camp 2021.

Origini

Il PO Camp nasce da un’idea dello stesso Stefano Leli e del collega Fabio Armani, scaturita 10 anni fa dal desiderio comune di voler esplorare meglio il concetto di Product Ownership e la figura del PO. Il camp sembrava una buona occasione per mettere a confronto e in contatto chi era già PO (pochi a quel tempo) con chi si stava approcciando per la prima volta a quel settore.
Grazie alla collaborazione di molte persone il POCamp è arrivato oggi alla sua nona edizione.

 

Formato dell’evento

Tabella interventi PO Camp

La formula scelta per questo evento è quella dell’Un-Conference: una “non conferenza” fatta di poche e semplici regole, senza un’agenda prestabilita. L’Open Conference si sposa bene con la filosofia Agile, concretizzandosi in un format semplice e libero.
Il marketplace è il punto di partenza: gli stessi partecipanti propongono e presentano i contenuti, li posizionano negli slot orari vuoti, scegliendo anche il luogo dove voler svolgere la propria sessione. Così si crea il programma della conferenza.
Esiste una sola regola, ovvero la Legge dei 2 piedi (Two Feet Law). Ogni persona è libera di spostarsi da una sessione all’altra, di entrare e uscire a seconda del proprio interesse e del personale contributo, fermandosi lì dove può portare più valore.
La Un-conference segue poi quattro principi:

  • Chiunque venga è la persona giusta;
  • Quando comincia è il momento giusto;
  • Qualsiasi cosa succeda, è l’unica cosa che poteva accadere;
  • Quando è finita, è finita.

Grazie a tali linee-guida, il format permette ad ogni presente di assistere al talk che ritiene più interessante in modo del tutto indipendente.

Svolgimento e contenuti

L’evento ha abbracciato le tre giornate di venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 Settembre.
Per tutta la durata del camp sono state organizzate sessioni di discussioni e dibattiti su varie tematiche, intervallate da attività ludiche e momenti di relax.

Venerdì

Venerdì sera del PO Camp

La prima giornata si è aperta con un pranzo di gruppo nel resort marchigiano, durante il quale i partecipanti hanno avuto modo di presentarsi e conoscersi. Pausa caffè e subito al lavoro con il marketplace. Nel pomeriggio si sono tenuti i primi talk, due dei quali incentrati sulle modalità di applicazione della metodologia agile al mondo esterno all’IT. La giornata è proseguita con una nuotata rinfrescante nell’ampia piscina dell’hotel e una cena tradizionale, per poi concludersi con una divertente partita a “mafia” (“lupus in fabula” per i comuni mortali!).

Sabato

Secondo giorno di camp. Le tematiche affrontate nelle sedute si sono rivelate subito interessanti e Stefano racconta quelle alle quali ha partecipato in prima linea:

  • nella sessione proposta da Fabio Armani, si è parlato di Agile music, del mindset agile applicato alla creazione e produzione musicale;
  • In un’altra sessione è stata evidenziata la figura del Product Owner, con un focus sulla sempre maggiore differenza che esiste tra product VS project. C’è chi afferma che a livello di business si tratti ancora di concetti separati (lavoro x prodotto vs lavoro x progetto); chi, invece, vede l’esistenza di un ecosistema di prodotto all’interno del quali si lavora a progetti. Un esempio? La costruzione di una casa è un prodotto, ma chi vi lavora intende le singole parti o i vari lavori come progetti.
    Quindi, ha ancora senso parlare di PO dopo 20 anni dalla nascita del manifesto?
    Una questione centrale e sentita, che ha proseguito anche durante la pausa piscina.
  • Lo stesso Stefano Leli ha proposto una seduta dedicata all’experiment. Cosa vuol dire sperimentare? Sperimentare significa osservare il contesto, formulare ipotesi, costruire esperimenti sia a sostegno, che a contrasto delle tesi. Il requisito fondamentale per poter affermare il vero è che l’esperimento sia misurabile e le ipotesi falsificabili. Anzi, in alcuni casi per validare l’ipotesi l’esperimento deve necessariamente fallire. Agile è sperimentare e ciò implica accogliere e fare propria la cultura del fallimento in azienda.
    Ma è possibile sperimentare in azienda? Quante aziende possono e sono pronte a farlo?

La giornata si è conclusa con una sfida a moon landing (gioco della NASA) – interessante per evidenziare le dinamiche decisionali di gruppo -, seguita da una seduta di gioco Zoom. Infine la buonanotte, con una sessione esilarante di barzellette black humor russe raccontate da una partecipante.

Domenica

La giornata conclusiva del camp ha accolto gli ultimi interventi, ma non meno stimolanti:

  • un dibattito si è aperto intorno alla tematica del decision making proposta da Francesco Recanati. Il punto di partenza sono stati gli approfondimenti che egli ha fatto sul tema, nello specifico il libro Streetlights and Shadows: Searching for the Keys to Adaptive Decision Making di Gary Klein. Esistono due tipi di conoscenza: quella tacita, nutrita da cultura, mindset, esperienze, e quella esplicita, ovvero quella che si apprende a scuola, ai corsi di formazione e tramite documenti scritti codificati.
    Il buon agilista parte dall’esperienza come strumento di conoscenza tacita, per esempio attraverso il serious gaming. Solo in un secondo momento questa viene assimilata e codificata come conoscenza esplicita, grazie alla teoria approfondita durante i corsi di formazione.
  • In ultimo, è stata organizzata una sessione plenaria con un’analisi dedicata alle differenze Attività con i postit al PO Camp tra agile coaching e coaching. L’attenzione era tutta sul termine “coaching”. L’Agile coach è il “coach”, che tramite tecniche di professional coaching aiuta a portare i principi del manifesto agile all’interno delle aziende; va a creare una “partnership” con il cliente e può coinvolgere varie figure. Il Consulente Agile è, invece, quella figura chiamata a trovare direttamente le risposte/soluzioni ai bisogni richiesti dall’azienda, senza offrire spiegazioni né corsi di formazione.
    Non c’è una figura migliore dell’altra, la scelta resta in mano alle aziende stesse, in base a situazioni e necessità. Il cliente deve essere consapevole della figura con la quale sta collaborando, onde evitare insoddisfazioni e fraintendimenti.

Il PO Camp 2021 si è chiuso con una retrospettiva in stile Glad-Sad-Mad, per raccogliere feedback e consigli per l’edizione X (decima).

 

Per concludere

I punti di forza che hanno permesso la buona riuscita dell’evento sono stati principalmente due:

  • le persone che, operando in ambiti differenti tra loro, hanno allargato la gamma di argomenti trattati;
  • il format dell’Un-Conference, che si è dimostrato ancora una volta vincente grazie alla sua capacità di favorire ascolto e dialoghi costruttivi.

L’edizione di quest’anno si è contraddistinta anche per un elemento di novità: il numero ridotto di partecipanti. La pandemia ha decimato il volume di interlocutori e questo ha sicuramente portato ad una perdita di esperienze; allo stesso tempo, ha permesso ai presenti di non disperdersi in discussioni “superflue” e di concentrarsi su meno talk di elevato interesse; ha consentito, infine, una maggiore interazione e conoscenza reciproca.
“Meno denso di interventi, ma ricco nelle discussioni”, conclude Stefano.

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