Serious game: la struttura e le fasi di un gioco serio

Serious game: la struttura e le fasi di un gioco serio

Una panoramica sul tema del serious gaming, con una seria di considerazioni riguardo alle sue caratteristiche fondamentali.
Nell’articolo precedente abbiamo visto cosa è il gioco serio e gli ambiti di applicazione in contesti lavorativi. In questo articolo, invece, approfondiamo gli elementi, la struttura e le fasi serious game.

Che cosa è un serious game

Un serious game è concepito non per il puro intrattenimento ma per scopi educativi, bilanciando l’aspetto ludico con quello formativo. Il gioco serio sfrutta l’apprendimento esperienziale, rendendo l’esperienza diretta un potente strumento di formazione.
Il serious game è efficace in vari ambiti di apprendimento, grazie alla capacità di simulare situazioni vicine alla realtà ma, grazie al contesto rilassato e divertente, riducendo l’ansia verso il nuovo e aumentando la fiducia e l’esperienza pratica degli utenti. La partecipazione attiva nel gioco facilita l’interiorizzazione delle conoscenze rispetto a metodi più passivi, come le lezioni frontali.

Gli elementi del “game”

Il gioco inteso come game si compone di elementi più numerosi e strutturati rispetto al più semplice play. Vediamoli di seguito.

Spazio o ambiente di gioco

Immergersi in un gioco equivale a varcare la soglia di un ambiente diverso, in cui, per un po’ di tempo, le consuete norme di vita vengono messe in pausa e rimpiazzate dalle regole del gioco. Un’attività non può definirsi gioco se i partecipanti vi sono coinvolti malvolentieri. L’intesa tra i giocatori di mettere in stand-by la realtà genera un ambiente protetto, dove è possibile adottare comportamenti che, nella quotidianità, potrebbero risultare azzardati, inopportuni o addirittura maleducati.

Limiti o confini del gioco

Ogni gioco è circoscritto da limiti temporali e spaziali. Esiste un istante preciso in cui il gioco prende avvio, con l’ingresso dei partecipanti nell’area di gioco, e un momento in cui essi la abbandonano, segnando la conclusione dell’esperienza ludica. Solitamente, il gioco si svolge entro confini spaziali definiti, oltre i quali le sue regole perdono di validità.

Regole del gioco e di interazione

Nell’ambito del gioco, i partecipanti si impegnano a rispettare determinate norme che governano la dinamica del mondo ludico.

Elementi di gioco

La maggior parte dei giochi si avvale di elementi fisici; i giocatori stessi possono essere considerati tali, in quanto la loro posizione nello spazio di gioco può rivelare informazioni sullo stato della partita.

Scopo

È essenziale che i giocatori dispongano di un criterio per determinare la conclusione del gioco; un obiettivo finale al quale tutti aspirano, riconosciuto e accettato da ciascun partecipante. In alcuni casi, come avviene in numerosi sport, il gioco può essere soggetto a delimitazioni temporali entro le quali ottenere l’obiettivo. Per esempio, nel calcio, entro i 90 minuti regolamentari, bisogna cercare di segnare dei goal, parola che significa, appunto, “obiettivo”.

Le fasi del serious game

Per essere efficace, specialmente come strumento didattico o di lavoro, un gioco deve essere strutturato in modo che segua uno schema tipico. Sarà compito del facilitatore che ogni fase abbia tempo/spazio opportuno e che tutto sia collegato con un senso logico ben preciso.

Fase di apertura

Il primo passaggio consiste nell’apertura, focalizzata sull’espandere gli orizzonti e sul generare nuove possibilità. È il momento dedicato alla riflessione innovativa, alla generazione di idee, alla vitalità e all’ottimismo. Il concetto fondamentale in questa fase è la “divergenza”, con l’obiettivo di abbracciare la più vasta diversità di punti di vista possibile.

Fase di esplorazione

Con l’energia e le idee ormai diffuse nell’ambiente, si procede con l’esplorazione e la sperimentazione. Il termine chiave in questa tappa è “emergenza” — nel senso di qualcosa che emerge, si manifesta — indicando l’intenzione di stabilire le condizioni favorevoli affinché possano manifestarsi elementi inattesi, sorprendenti e gratificanti.

Fase di chiusura

Nell’ultima fase, l’orientamento è verso la definizione di conclusioni, decisioni, azioni e direzioni future. È il momento per l’analisi critica delle idee, per una valutazione attenta e realistica. Non è possibile abbracciare ogni possibilità o seguire ogni opportunità. Quali sono le opzioni più valide? In quali ambiti conviene concentrare tempo ed energie? Il principio guida per la fase di conclusione è la “convergenza”.

Serious game. Foto da edizione #play14 2023, unconference sul serious gaming

Debrief di un serious game

Il debriefing nel contesto del serious game rappresenta un momento cruciale per massimizzare l’efficacia dell’apprendimento e garantire che le esperienze vissute durante il gioco si traducono in conoscenze e capacità applicabili nella realtà.
Questa fase, che segue immediatamente l’attività ludica, è il ponte che collega l’esperienza diretta con la riflessione critica, permettendo ai partecipanti di analizzare le dinamiche sperimentate, discutere gli esiti e consolidare gli apprendimenti.
Durante il debriefing, i giocatori hanno l’opportunità di esprimere le proprie percezioni, sentimenti e pensieri scaturiti dall’esperienza di gioco. Lo scambio facilita la comprensione profonda dei concetti chiave e delle strategie adottate, evidenziando sia i successi che gli errori, in un contesto di apprendimento sicuro e non giudicante. La discussione guidata aiuta a identificare e a riflettere sulle decisioni prese, sulle strategie implementate e sulle loro conseguenze, promuovendo una maggiore consapevolezza delle proprie azioni e delle dinamiche di gruppo.
Il debriefing serve anche a rafforzare il legame tra teoria e pratica. Attraverso la riflessione guidata, i partecipanti possono collegare le esperienze vissute con i principi teorici sottostanti, facilitando l’integrazione dell’apprendimento e la sua trasferibilità in contesti reali. Il processo di riflessione consente di trasformare l’esperienza in conoscenza applicabile, migliorando le competenze decisionali e la capacità di affrontare situazioni simili in futuro.

Durante il debriefing, un bravo facilitatore dovrebbe dare ampio spazio alle seguenti tre fasi, rispettando l’ordine: re-live, contestualizzazione con la vita reale e teoria.

Re-live

Durante la prima fase, il facilitatore invita i giocatori a rivivere le fasi del gioco: che cosa hanno visto,cosa hanno sentito. cosa hanno fatto, come e perché. È importante che i primi a parlare siano proprio i giocatori, stimolati dal facilitatore che solo successivamente dirà cosa ha visto, e farà esempi, portando casi concreti e riferimenti. È una fase emozionale.
Se il gioco ha suscitato molte riflessioni perché tocca molti argomenti, è bene elencare tutto quello che si è sperimentato per tutti gli argomenti/esempi/casi, prima di passare alle fasi successive. Se gli elementi emersi diventano tanti, è bene fissarli alla lavagna e fare nominalizzazione (vedi sotto).

Contestualizzazione con la vita reale

Questa fase si occupa di riportare nella vita reale quanto si è visto e sperimentato durante il gioco. Si tratta di dare un senso del perché un determinato elemento poi ce la ritroveremo in ufficio o in altro ambito lavorativo. Il facilitatore farà bene a chiedere anzitutto ai giocatori di fare questa “traduzione”, ponendo domande del tipo “Secondo voi, nella vostra vita di tutti i giorni, dove ritroviamo i concetti che abbiamo fissato al punto 1?”. Solo successivamente, il facilitatore fornirà un suo contributo con riportando esempi e connessioni.

Teoria

A questo punto il facilitatore spiega la teoria che sta dietro al gioco. Di fatto è questa la fase in cui il facilitatore parlerà in maniera prevalente, ma sempre dando spazio alle importanti domande e interazioni. È anche questa una fase in cui è cruciale continuare con la nominalizzazione, di cui parliamo subito.

L’importanza della nominalizzazione

Per nominalizzazione intendiamo l’operazione di individuare bene le esperienze vissute e attribuire ad esse dei nomi adeguati, in grado di descrivere esattamente certi concetti.
In un debriefing a gioco concluso, la nominalizzazione è quanto mai essenziale per concretizzare le esperienze, attribuendo appunto dei nomi a concetti o comportamenti emersi e trasformando le dinamiche di gioco in entità linguistiche, facilitando la discussione e l’apprendimento.

Un esempio semplice può essere il seguente: i partecipanti al gioco hanno rilevato, in diverse occasioni, che sono state adottate delle decisioni affrettate, senza aver fatto le giuste riflessioni. Allora ci si mette d’accordo di usare per questi comportamenti il nome “decisionismo impulsivo”. Durante il debriefing, questa nominalizzazione trasforma le esperienze in parole ricche di significato e aiuta i partecipanti a riflettere criticamente sulle proprie azioni, promuovendo una comprensione più profonda delle dinamiche sperimentate.

La nominalizzazione migliora la memorizzazione degli insegnamenti, creando ancore mentali che facilitano il richiamo delle lezioni apprese e il loro trasferimento in contesti reali. Inoltre, stabilisce un linguaggio comune tra i partecipanti, rendendo la comunicazione più efficace e permettendo uno scambio di feedback costruttivo. Questo aspetto è cruciale per costruire una comprensione condivisa e per l’allineamento del gruppo, specialmente in ambienti formativi o organizzativi.

Attraverso la nominalizzazione, i principi pedagogici e le strategie osservate nel gioco vengono collegati a concetti teorici e applicazioni pratiche, arricchendo il bagaglio di conoscenze e competenze dei partecipanti. In sintesi, la nominalizzazione nel debriefing trasforma l’esperienza ludica in apprendimento significativo, rendendola uno strumento potente per l’efficacia dell’apprendimento esperienziale. Si raccomanda l’attribuzione di un nome o di una parola chiave a un concetto, quale il titolo di una tecnica, di una pratica o di un principio teorico. È consigliabile l’uso di terminologie semplici o comunque facilmente comprensibili, al fine di facilitare la creazione di connessioni e ancore mentali.

L’adozione di un linguaggio chiaro e accessibile contribuisce a rendere la comunicazione più efficace. Si suggerisce, inoltre, di inserire pause durante la presentazione, per consentire agli ascoltatori di prendere appunti, assimilare le informazioni e formulare domande.

Conclusioni

Giocare con il serious game rappresenta un ottimo modo per sperimentare tematiche legate al management, al coaching, alla gestione dei gruppi di lavoro, all’analisi e risoluzione dei problemi, al team building, all’analisi retrospettiva, all’apprendimento e molto altro ancora.
Il serious game consente di creare un ambiente rilassato e non giudicante e di rilasciare alcuni vincoli normali in ambito lavorativo, favorendo fortemente l’apprendimento e il trasferimento delle esperienze ludiche nella vita reale.

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#play14

#play14 è l’unconference dedicata al serious gaming e durante la prossima edizione festeggeremo i primi 10 anni dell’evento che promuove il gioco come strumento di team building, analisi retrospettiva, modellazione di sistemi, problem solving e molto altro ancora. Ma non solo, il serious game può essere il veicolo per l’apprendimento e la trasmissione di concetti, facilitando così la formazione professionale dei collaboratori. Il gioco, infatti, è una cosa seria e rappresenta, oggi e da sempre, il mezzo più naturale per insegnare, imparare e capire.

#play14 è la conferenza sul serious game

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